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«Sì,» risposi. «Avresti dovuto.»
Per trentadue anni, Eleanor aveva chiamato il suo silenzio «pazienza». Io, ormai, non riuscivo più a definirlo in altro modo se non per quello che era realmente.
Il mio telefono vibrò sul piano di marmo. Dieci minuti. Ingresso laterale. Il mio battito cardiaco, che per venti minuti era stato un caos, si stabilizzò all’improvviso.continue reading …
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