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tavolo. Un suono lieve, ma che in quella stanza sembrò tagliare di netto tutto il resto. Diedi un’occhiata allo schermo. Puntuale come un orologio. «Chiedo scusa», dissi, alzandomi. «Devo rispondere.» Mia madre appariva confusa. Mio padre, infastidito. Theo mi osservava come si guarda qualcuno alle prese con calcoli matematici che non si è in grado continue reading …
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