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che il massimo che possiamo dare non è abbastanza. Non c’è nulla di cui vergognarsi». «Assolutamente nulla», concordò mia madre. «Ci hai provato sul serio, tesoro. Ora lascia che sia tua sorella a portare avanti il resto». Guardai l’orologio. Le due e quarantasette. Proprio in orario. «Quindi il trasferimento è concluso», dissi a Renata. «Completamente»,continue reading …
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