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Per un attimo pensai che avrebbe preso il telefono e si sarebbe scusata, perché era quello che aveva fatto per trentotto anni. Si scusava quando le persone arrivavano in ritardo. Si scusava quando finiva il sugo. Si scusava quando le facevano male i piedi e aveva bisogno di sedersi. Ma questa volta, invece, mi prese la mano.
«Sì», dissi. «L’ha sentito.continue reading …
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