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dell’ospedale con due bicchieri di carta.
Aveva un aspetto ordinario, nel senso migliore del termine, il tipo di persona di cui ti fideresti per farti tenere il posto in fila. Appoggiò le tazze.
«Tè?» chiese. «O caffè?»
“Caffè. Forte.”
Mi fece scivolare la tazza più scura verso di me. Io non la toccai.
“Perché lo stai facendo?” ho chiesto.
Nathan si è seduto continue reading …
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